Cercasi rupture disperatamente

Negli ultimi giorni, l’attivismo in politica estera del presidente francese Sarkozy ha evidenziato una sostanziale continuità con le tradizionali linee-guida di Parigi, indipendentemente dal colore politico dell’inquilino dell’Eliseo. Dopo aver messo il cappello sulla liberazione delle infermiere bulgare e del medico palestinese (con passaporto di Sofia), incriminati dal regime libico con la fantasiosa accusa di aver infettato con il virus dell’Aids oltre 400 bambini, per il solo levantino obiettivo di battere cassa, Sarkozy è quindi volato da Gheddafi ed ha siglato un accordo per la fornitura di tecnologia nucleare civile al regime libico, suscitando la reazione stizzita dei tedeschi, che da tempo corteggiavano Tripoli per stringere accordi per lo sviluppo di energie rinnovabili.

Dopo l’accordo del 25 luglio, Sarkozy si è imbarcato in un tour africano che, dopo il Senegal, lo ha portato in Gabon, ex-colonia francese retta da 40 anni dal presidente Omar Bongo secondo l’abituale copione della satrapia centrafricana che si staglia contro un fondale di cartapesta dipinto con i colori del multipartitismo. Sarkozy non si è fatto impressionare dalle “imperfezioni” democratiche di Libreville, e ha diligentemente sciorinato i motivi della visita in Gabon. Prima di tutto, il paese africano “è partner privilegiato della Francia dal 1967 (anno della indipendenza da Parigi, ndPh.), a prescindere dalla maggioranza che c’è in Francia. Poi, esso ospita 850 militari francesi; da ultimo, Omar Bongo è il decano dei capi di stato africani, e questo in Africa conta“.

Dopo questa ultima considerazione, Sarkozy ha continuato a far sfoggio di pregevole senso dell’umorismo, esaltando l’indipendenza della magistratura francese, che sta indagando sulle fonti di finanziamento del cospicuo patrimonio immobiliare che Bongo ha costruito nella capitale francese; il presidente francese ha poi annunciato la svolta “ecologista” nella politica estera francese: rinuncia di Parigi a 50 milioni di euro di crediti vantanti verso il Gabon, che saranno destinati alle Ong che lavorano sul campo a progetti di sviluppo sostenibile. “In fondo, – ha chiosato Sarkozy – la foresta equatoriale del Gabon compensa oltre il quadruplo delle emissioni francesi di gas-serra”.

Insomma, nulla di nuovo nella politica africana francese, nel solco di una continuità necessaria e necessitata, che rappresenta la cornice di vincoli di breve e medio termine in cui si muove la diplomazia di ogni paese che abbia una idea sufficientemente chiara dei propri interessi nazionali. Qualcuno lo aveva già previsto, se la memoria non ci inganna. Non si tratta di demonizzare Sarkozy, sia chiaro. Solo, occorre che tutti, politici, giornalisti e blogger, facciano un piccolo sforzo preliminare di analisi, prima di lanciarsi in insostenibili quanto provinciali perorazioni di qualcuno e qualcosa che semplicemente non sono ciò che ci aspettavamo.

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Sarkozy visto da Phastidio: