La rivoluzione mangia i propri figli

Ricordate la frenesia propagandistica con cui in Italia, fino a pochi mesi addietro, si sostenevano le ragioni ed i meriti della flat tax? Una panacea, la ricetta per la crescita economica perpetua, una cornucopia di gettito fiscale con aliquote minime. Da noi, alcuni giovanotti di belle speranze e grandi capacità di arrampicarsi (sugli specchi e nella propria carriera politica) ne avevano fatto il simbolo di un programma economico tanto luccicante quanto improbabile, vista l’ignoranza in materia del suo estensore. I modelli erano i paesi dell’Est Europa, inclusi i Baltici, il cui “impressionante” boom economico, subito dopo l’introduzione dell’aliquota fiscale unica, li aveva rapidamente fatti assurgere a paradigma per tutto il pianeta, segnatamente per il nostro sfigatissimo paese di piccoli demagoghi in perenne campagna elettorale. Solo granitiche certezze, nessun dubbio circa la possibilità che altro fosse alla base della forte crescita di quelle economie, oltre alla fiscalità. E giù bacchettate ai miscredenti, accusati di criptocomunismo per il solo fatto di aver sollevato dubbi di metodo e di merito. Oggi assistiamo al crollo delle economie che avevano introdotto la flat tax, e sentiamo un assordante silenzio da parte degli adepti della setta della tassa piatta.

Russia, Ucraina, Lettonia guidano la pattuglia di paesi flat-taxers che stanno subendo una vera e propria catastrofe economica, che in alcuni casi ha costretto a chiedere l’intervento del Fondo Monetario Internazionale con prestiti d’emergenza, e che rischia (nel caso della Russia) di essere causa di maggiore aggressività di politica estera nel breve termine, come dimostra l’acuirsi della disputa con l’Ucraina sul pagamento delle forniture di gas, che tra pochi giorni potrebbe regalare a noi europei il replay di quanto accaduto tre anni fa, con il rallentamento del flusso di gas in arrivo nella Ue. Altri paesi dell’Est Europa stanno vivendo una crisi gravissima e destinata a riportare le lancette della crescita economica indietro di molti anni. Vale la pena ricordare quanto accaduto, per spiegare quanto accade.

In primo luogo, i paesi dell’Est hanno “beneficiato” di alcune contingenze economiche:

  • Il boom delle materie prime, che ha rafforzato il cambio e disinflazionato l’economia, spingendo il potere d’acquisto nella fase iniziale;
  • Le dinamiche demografiche, con le coorti anagrafiche in età lavorativa sempre più sguarnite dall’emigrazione. Ciò ha messo pressione rialzista sui salari nominali e reali;
  • Le politiche fiscali pro-cicliche seguite dai governi di tali paesi, che hanno iniettato stimolo espansivo in economie già surriscaldate;
  • Il diktat della Ue, che ha chiesto a molti paesi, come prerequisito per l’adesione all’Unione, di perseguire le politiche di stabilità e convergenza monetaria richieste per l’adesione all’Euro. Una richiesta che non è mai stata fatta a Svezia e Regno Unito;
  • Il peg all’Euro, così introdotto, ha agevolato l’indebitamento del settore privato in valute forti, generando un boom immobiliare e del credito al consumo, che a sua volta ha ulteriormente drogato la crescita, e il gettito fiscale. Con o senza flat tax;
  • Il forte deficit delle partite correnti, causato dalla sopravvalutazione del cambio e dal boom dei consumi, che ora presenta il conto.

Della Russia abbiamo detto, in più circostanze. Un modello scellerato di conduzione della politica economica e valutaria, e la “malattia olandese” di un settore energetico ipertrofico che spiazza completamente la manifattura sono fattori destinati a esigere un pedaggio molto pesante, di cui noi europei avvertiremo a breve le scosse sismiche. La flat tax, in un contesto di crescita così squilibrata (di fatto, una bolla) non poteva in nessun caso essere considerata il motore primo del boom di gettito fiscale. Affermare ciò sarebbe equivalso al più classico dei non sequitur. Che poi è quello che hanno fatto prestigiosi economisti-propagandisti ed assai meno pregiati arruffapopolo di casa nostra.

Oggi, la Lettonia e la sempre più caotica Ucraina hanno richiesto l’assistenza del FMI per chiudere la voragine del deficit delle partite correnti (operazione sempre e comunque assai dolorosa), le banche occidentali che hanno alimentato il boom del credito facile in valuta forte pagheranno quella ubriacatura (o meglio, la faranno pagare ai propri connazionali-contribuenti sotto forma di salvataggi e ricapitalizzazioni), la Russia sta dilapidando le proprie riserve valutarie nel tentativo di difenderle, e presto dovrà gestire il crescente malcontento di una popolazione abituata da decenni ad essere ingannata ed illusa. Ed il tema della flat-tax è sparito dai radar del nostro effimero “dibattito” politico, forse perché non realmente di dibattito si tratta, ma solo di spaccio di fumo. Peraltro di pessima qualità.

Per quello che può valere, noi vi avevamo avvertiti.