Il decreto ha l’oro in bocca – 3

Il presidente della Repubblica ha firmato il decreto-legge correttivo di alcune disposizioni del decreto-legge anticrisi varato dal governo lo scorso 1 agosto. Il Capo dello Stato ha quindi promulgato il disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 78 del 2009, avendo anche preso atto della dichiarazione resa dal presidente del Consiglio dei Ministri che subordina «l’applicabilità della norma sulle disponibilità auree della Banca d’Italia al conseguimento del parere favorevole della Banca centrale europea, oltre che del parere conforme della stessa Banca d’Italia». Naturalmente, il parere favorevole della Bce non arriverà mai. Morale: i 300 milioni di euro iscritti tra le entrate della manovra (ridimensionati rispetto all’originario miliardo di euro) non saranno incassati dalla tassazione delle plusvalenze maturate sull’oro detenuto da Bankitalia, e saranno reperiti tra le pieghe di qualche altra posta del bilancio dello Stato, magari dalla ormai famosa (ed esausta) “Tabella C”, quella che serve a finanziare enti ed amministrazioni pubbliche.

Abbiamo quindi inventato il decreto-legge che corregge un altro decreto-legge, dopo che quest’ultimo è stato imbottito di emendamenti governativi che hanno bellamente bypassato le commissioni parlamentari e portato al voto di fiducia, provocando l’inevitabile reprimenda del presidente della Camera. E’ giusto trovare modi per snellire l’iter legislativo, ma sarebbe opportuno farlo tentando di riformare i regolamenti parlamentari e non adottando percorsi psichedelici come quello a cui abbiamo assistito nelle ultime settimane. Vi chiederete a questo punto perché confermare una tassazione che mai avrà luogo, come quella sulle plusvalenze cartacee di Bankitalia. Ah, saperlo.

Per mantenere pressione su Draghi? Demenzialità del proposito a parte, perché mai ciò dovrebbe accadere, se a monte del governatore c’è l’insuperabile no dell’Eurotower? Per evitare a Tremonti l’ennesima figuraccia? Questo è più verosimile, anche considerato che il ministro ha già avuto modo di esibirsi nella sua declamazione retorica d’ordinanza: l’oro appartiene al popolo, non alla Banca d’Italia. Bravo compagno Giulio, basta con queste tecnostrutture non elette da nessuno, come recita un ritornello tanto caro alla destra populista. Salvo contestuale lip service “all’architettura costituzionale e all’eurosistema”. Il governo si ritira dichiarando vittoria.

Tutto e il contrario di tutto, tesi e antitesi, l’alfa e l’omega. Dalla contabilità creativa alle tasse nate morte, Tremonti si conferma uno dei migliori illusionisti sulla piazza.