Siamo da recovery

Per la sezione “paradisi artificiali”, spettacolare titolazione de il Giornale sull’ennesima rimasticatura del superindice Ocse (per gli amici Composite Leading Indicator, CLI). Addirittura il virgolettato “L’Italia traina la ripresa“, e se qualcuno trova da qualche parte questo testo o equivalente nel comunicato stampa dell’Ocse ci informi, per favore. Ormai il CLI è diventato l’idolo del governo italiano, e pazienza che trattasi di indicatore qualitativo, di tendenza (e con alcuni caveat metodologici piuttosto importanti). Ormai, nella società dell’immagine, conta apparire. Quella italiana, per chi fosse interessato al concetto, è una possible expansion, e l’indicatore è così vibrante perché il nostro apparato produttivo parte da livelli di attività molto depressi, ergo ogni variazione di minima entità appare come un’esplosione, più che come una fiammata.

Ma vallo a dire ai politici, e al Giornale, anche se a onor del vero il testo dell’articolo è assai meno etilico del titolo. Tra i primi, il solito Claudio Scajola non sta più nella pelle, al punto che si sporge troppo e perde l’equilibrio. Questi dati

«smentiscono le molte Cassandre che oggi, non potendo negare i segnali di ripresa, affermano che il recupero sarà molto lento e ciò avrà pesanti riflessi occupazionali»

proclama il ministro, ed il malizioso articolista suggerisce che ce l’abbia con la povera Emma, che ormai a giorni alterni passa dal paventare “momenti molto difficili” al “non siamo alla catastrofe”, non è chiaro se perché ha smarrito il numero di cellulare di Paolazzi o se solo per reazione all’andamento carsico delle promesse di “soldi veri”. Purtroppo per Scajola, il trend dell’occupazione è destinato a deteriorarsi in modo marcato nei prossimi mesi, la ripresa rischia di essere una terribile jobless recovery, e se ne è accorto anche Larry Summers. Il CLI sconta la ripresa manifatturiera ma proseguiamo a non sapere se e come tale ripresa sarà auto-sostenibile, soprattutto se non vi saranno altri pacchetti di stimolo e quelli esistenti verranno progressivamente ritirati. Le ultime stime degli analisti sostengono che, nel 2010, ben l’80 per cento della variazione del Pil mondiale sarà attribuibile allo stimolo pubblico, e già questo dato dovrebbe rendere inquieti, per ciò che implica.

Proviamo a fare un respiro profondo e a scendere dagli spalti: si, per questo trimestre avremo una crescita di Pil, forse anche per il prossimo. Si, per questo trimestre avremo variazioni positive di produzione industriale, forse anche per il prossimo. La ripresa planetaria della manifattura sta trainando anche l’Italia, e non certo viceversa, come dovrebbe ammettere chiunque sia dotato di una modica quantità di buonsenso. Ma quello che verrà dopo è avvolto nelle nebbie dell’incertezza. Né catastrofisti, né imbonitori: si naviga a vista.

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