Lezioni irlandesi per Alesina e Giavazzi

Una notizia che interesserà tutti i sostenitori del nuovo “miracolo” irlandese, cioè la presunta e fantomatica capacità di Dublino di uscire dalla devastante crisi immobiliare che l’ha colpita, costringendola all’assistenza della Troika. Ed in effetti è un bel mistero, viste le metriche di deficit e disoccupazione del paese, che tuttavia non hanno sinora impedito al costo del debito sovrano di calare in modo impressionante, sia pure con qualche aiutino esterno. Presentato il progetto di bilancio 2014, scopriamo che l’Irlanda resta un paradiso del welfare, malgrado i “consigli” della Ue.

Il dato eclatante è che metà della popolazione irlandese riceve trasferimenti di welfare, e tali trasferimenti sono passati da 9,5 miliardi di euro nel 2002 a 20,24 miliardi nel 2013. Nello stesso periodo di tempo, l’inflazione è cresciuta di poco più del 30%, quindi la crescita del welfare irlandese in termini reali nell’ultimo decennio è stata imponente ed assolutamente non scalfita dall’austerità. Anzi, il governo irlandese ha permesso l’operare degli stabilizzatori automatici, che hanno evitato ad ampie fasce della popolazione di cadere in povertà ed hanno sorretto la domanda.

La Troika aveva chiesto al governo irlandese di tagliare le erogazioni di welfare del 2% nel bilancio 2014, pari a 440 milioni di euro, ma la risposta è stata negativa. Merita, a questo proposito, riportare quanto dichiarato da Joan Burton, ministro della Protezione Sociale, che difende a spada tratta il voluminoso welfare del suo paese, con argomentazioni molto nette:

«L’effetto più importante dei pagamenti di welfare è che essi riducono i livelli di povertà. La ricerca ha dimostrato che i trasferimenti sociali riducono i livelli di rischio-povertà di oltre il 60% – Il risultato più efficace in tutta la Ue. Il secondo impatto della nostra spesa, a volte dimenticato, è il suo contributo a stabilizzare l’economia. La spesa del mio dipartimento mette i soldi nelle casse di quasi ogni azienda e negozio dello stato in modo molto immediato, perché i nostri beneficiari spendono i loro sussidi e pensioni ogni settimana, e quindi mantengono l’occupazione domestica e l’attività economica»

Piuttosto rivoluzionario, non trovate? Si lasciano espandere le erogazioni di welfare col dichiarato intento di sostenere la domanda aggregata, ipotizzando che i destinatari siano effettivamente cash constrained, cioè che spendano integralmente quanto ricevuto dallo stato. Che poi dovrebbe essere esattamente così, in ogni sistema di welfare ben costruito. Ed ecco la posizione della Burton riguardo tagli di spesa pubblica corrente che incidano sui trasferimenti di welfare:

«La necessità di ridurre la spesa pubblica corrente complessiva deve essere contemperata col ruolo primario redistributivo del sistema di protezione sociale. E’ mio fermo convincimento che le opzioni scelte per ridurre la spesa complessiva possano essere considerate solo avendo riguardo ai potenziali impatti sulla povertà ed all’effetto sulla domanda complessiva dell’economia»

Veniamo ad alcuni numeretti: nel 2013 le entrate pubbliche irlandesi saranno pari a 59 miliardi di euro, e le spese a 71 miliardi. Il che significa che il deficit irlandese continua a restare cocciutamente elevato: la stessa Ue, nella sua previsione di primavera, lo ha stimato a fine 2013 al 7,5% del Pil. Entro questo ancora elevato squilibrio tra entrate e spese, le erogazioni di welfare pesano per circa un terzo delle entrate.

Quindi, la prossima volta che qualche fantasioso pedagogo liberista vi dirà che l’Irlanda è un modello virtuoso di taglio di spesa pubblica, segnatamente di welfare, mostrategli questi dati, tutti, ed invitatelo ad osservare un dignitoso silenzio.

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