Il gioco delle tre tavolette fiscali della Matteonomics

Oggi, sul Sole c’è una intervista al senatore del Pd Yoram Gutgeld, noto per essere il consulente economico di Matteo Renzi, che illustra la sua proposta per rilanciare i consumi, che sono il grande latitante di questa sciagurata congiuntura. La proposta è una rielaborazione di altra, vecchia di un annetto, ma finisce inesorabilmente con l’arenarsi nelle secche della logica, prima che delle ristrettezze dei conti pubblici. E, anche in questo caso, con coperture fantasiose o di wishful thinking.

Gutgeld parte da una constatazione:

«Abbiamo un sistema fiscale fortemente spostato sul lavoro dipendente di fascia medio-bassa. Un lavoratore che guadagna 1.200-1.500 euro al mese paga di Irpef circa il doppio di quanto paga il suo omologo in Germania. Di fronte al crollo dei consumi, mi sembra chiaro che si deve passare per forza da un rilancio della domanda interna»

E fin qui, nulla di dire. La proposta operativa è di un alleggerimento Irpef che produca un aumento di 100 euro netti in busta paga per chi guadagna meno di 2.000 euro mensili. Riguardo le coperture, stimate da Gutgeld in 15-20 miliardi, il senatore Dem ha le idee chiare:

«Per farla subito, già dal primo anno, l’unico modo è puntare sulla vendita degli asset dello Stato: Eni, Enel, Poste e Ferrovie da un lato; dall’altro la parte più vendibile del patrimonio immobiliare pubblico, ossia le case popolari, con prezzi di favore nei confronti degli inquilini»

I più sagaci tra voi avranno intuito che, in una simile copertura, di strutturale non c’è nulla. Motivo per il quale dal secondo anno arrivano le misure strutturali o presunte tali:

«Dal secondo anno ci sono due leve per rendere strutturale il taglio fiscale: riduzione della spesa e lotta all’evasione fiscale»

E vabbè, prendiamola per buona. Il problema sta tuttavia nella lieve contraddizione tra questa proposta ed altra dello stesso Gutgeld, di pochi giorni addietro. In una intervista ad Italia Oggi, il senatore si esercitava nella liberazione di risorse per il welfare, recuperando risorse dal blocco delle indicizzazioni:

«Per costruire un Welfare equo di tipo europeo penso al dimezzamento o azzeramento dell’adeguamento all’inflazione per le pensioni che superano dalle tre alle sette volte quella minima e non sono ancorate ai contributi versati. Una ‘patrimoniale’ sugli assegni più alti che produrrebbe un risparmio annuo fra i 3 e i 4 miliardi, tanto più necessaria rispetto ai giovani precari che riceveranno trattamenti ridotti a un terzo dell’ultimo stipendio»

Ora, a parte la patrimoniale sui redditi più alti, avremmo in pratica un intervento sulle pensioni erogate con metodo retributivo, per tentare di ridurne il “rendimento” dei contributi versati. Facciamo due conti: la soglia minima delle pensioni è attualmente di 481 euro lordi mensili. Quindi, gli assegni che superano dalle tre alle sette volte la minima sono compresi tra 1.443 e 3.367 euro lordi mensili.

Quindi, riepilogando, con le sue due proposte, Gutgeld dispone dapprima un beneficio fiscale di 100 euro netti mensili per soggetti con reddito netto sino 2.000 euro mensili (pensionati inclusi, per ovvi motivi), ma successivamente il blocco delle indicizzazioni per la platea di pensionati che avrebbero dovuto beneficiare del cadeau dei 100 euro in più al mese. I quali, in caso di deindicizzazione completa, vedrebbero azzerato in un paio d’anni il beneficio derivante dalla maggiorazione di reddito nel cedolino della pensione.

Attendiamo fiduciosi una puntualizzazione di Gutgeld. Avanti il prossimo genio.

P.S. Sulla privatizzazione di Poste Italiane, immaginiamo che a Gutgeld sia chiaro che servirebbe prima scorporare Bancoposta e Poste Vita e quotare quelli, ed in seguito capire quanto rende l’attività postale senza sussidi incrociati più o meno occulti derivanti dalla attività bancaria e finanziaria. A quel punto si capirebbe, anche definendo in modo molto generoso l’ampiezza del servizio universale, quale è la reale redditività dell’attività postale, e se nelle Poste intese in senso stretto esiste un lieve problema di eccesso di occupazione. Ma sia chiaro che tutto si può fare,  l’importante è scorporare la propaganda dai piani  operativi.

Sostieni Phastidio!

Dona per contribuire ai costi di questo sito: lavoriamo per offrirti sempre maggiore qualità di contenuti e tecnologie d'avanguardia per una fruizione ottimale, da desktop e mobile.

Per donare, clicca qui!