Il Doppelgänger di Pontassieve

Dunque, ieri Matteo Renzi ha arringato la direzione Pd (in realtà era una replica di Che tempo che fa di domenica, ma non è questo il punto), ribadendo le sue granitiche convinzioni sulla “nuova sinistra” a cui il premier starebbe dando vita. Noi, invece, che non abbiamo alcun appuntamento con la storia a cui arrivare in ritardo, vi segnaliamo il piccolo campionario delle giravolte renziane. Sviluppatesi peraltro in un arco temporale molto ristretto, non in un ventennio ed oltre. In altri termini, non siamo di fronte alla conversione in punto di morte (politica) di Fausto Bertinotti, ma alla spregiudicatezza di un giovanotto intimamente convinto che gli italiani non abbiano memoria di breve termine. Ed ha ragione.

Andando per ordine sparso:

  • Sull’articolo 18, Renzi ha offerto alla minoranza interna la mediazione sulle ipotesi di reintegra. Oltre che per discriminazione, Renzi ha aggiunto (“Ma solo per le prime cento telefonate, venghino!“) anche l’ipotesi di licenziamento disciplinare. Premesso che le due fattispecie sono talmente fluide che una finisce/finirà invariabilmente nell’altra, è utile ricordare a Renzi che il licenziamento disciplinare ricade nel giustificato motivo soggettivo, cioè nell’ipotesi del quarto comma dell’articolo 18, introdotto dalla riforma Fornero del 2012. E tenderanno a finirvi anche i licenziamenti individuali per motivi economici, come già accade ora, perché i lavoratori faranno ricorso invocando la discriminazione. Quindi, se la “mediazione” è questa, diremmo che questo non sarà un cambiamento epocale, anche se molto dipenderà dal testo che effettivamente sarà approvato, quindi passiamo oltre;
  • Riguardo l’articolo 18 che, oggi, per Renzi, sarebbe causa decisiva del blocco degli investimenti, nazionali ed esteri, vi rimandiamo per l’ennesima volta al gemello di Renzi;
  • Renzi ieri ha esplicitato in modo molto netto il rifiuto del “modello spagnolo” di mercato del lavoro. Anche qui, neutralizzato il suo gemello cattivo;
  • Ancora con riferimento alla Spagna, che ha recuperato competitività attraverso riduzione delle retribuzioni nominali, Renzi ha detto che, “a differenza della destra europea”, lui starebbe “alzando il salario”, perché questo servirebbe ad incentivare “la qualità”. Che dire, qui? Nulla, perché abbiamo ancora uno straccio di rispetto per la nostra (e vostra) intelligenza;
  • Di tutto rilievo anche il riferimento di Renzi al “danno reputazionale” che il nostro paese subirebbe in caso di sforamento del 3% di deficit-Pil. Anche qui, sistemato il gemello cattivo di Renzi, quello che prima di entrare a Palazzo Chigi (ed anche appena entratovi, a dire il vero), sbraitava che “Se all’Europa proponi riforme istituzionali e un Jobs Act che attiri investimenti stranieri, è evidente che il vincolo del deficit al 3 per cento del Pil si può sfondare“. Dopo questa prima fase riformistico-ribellista, Renzi (o il suo gemello) ha cominciato a dire che l’Italia non avrebbe sforato il limite del 3%. Come (forse) saprete, oggi Renzi proclama che “la flessibilità è già prevista”, e quindi “noi rispetteremo il limite del 3%”. Quindi, di che stiamo parlando?
  • Degli ormai leggendari “300 miliardi di Juncker” vi facciamo omaggio. Su quelli Renzi avrà un risveglio molto ruvido, purtroppo. A proposito, ma voi ricordate i bei tempi andati in cui i volenterosi renziani ci spiegavano che dal calcolo del deficit-Pil avremmo espunto gli investimenti in infrastrutture, ricerca e sviluppo, digitale, cofinanziamento dei fondi europei, zucchero filato, trenini elettrici? Sembra passata un’era geologica, davvero.

Ciò detto, a noi pare che la realtà stia facendo a Renzi quello che di solito il calore fa ad un gelato. Possiamo sbagliarci, ovviamente. Cosa che a Renzi notoriamente non accade. O forse era il suo gemello?

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