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Una mattina mi son svegliato, e ho trovato la McKinsey

Allarme democratico: avvistato il Britannia ormeggiato in doppia fila

Ieri, un tranquillo sabato di attesa per la serata finale del Festival di Sanremo è stato turbato da un fremito di sdegno, partito dagli inevitabili social e rapidamente propagatosi alle batterie dei lanciatori di agenzie della nostra dichiarazia. All’armi, una multinazionale con tante zeta sta scrivendo il nostro programma nazionale di ripresa e resilienza, per gli amici PNRR! Subito è divampata la sdegnata reazione, a destra e a sinistra, nel tentativo di difendere la Patria dall’assalto della Malvagia Entità.

Già di prima mattina, un articolo su un quotidiano che, dalla caduta del governo Conte 2, ha inforcato lo scolapasta e vive in trincea, nella impari lotta contro la neppure troppo strisciante militarizzazione del paese, ha rilanciato la bomba fatta esplodere il giorno prima da una radio popolare, di nome e di fatto: c’è McKinsey che è stata ingaggiata dal MEF per scrivere il PNRR!

La breccia di via XX Settembre

Nel giro di poche ore, la caratteristica vibrazione di sdegno avvertita da chiunque apra Twitter, che pare sarà presto dotato di un meccanismo di feedback aptico per trasmettere l’entità del flusso di esecrazione, è letteralmente finita fuori scala, muovendo i sismografi.

Da lì in avanti, è stato tutto un formicaio impazzito di dichiarazioni, articoli, proclami. Ma come? Avete crocifisso Giuseppe Conte per la sua struttura piramidale uno-tre-sei-trecento, alla guida del Recovery Plan, e ora fate entrare un’orrida multinazionale direttamente connessa con l’inferno? Eh? Eh?

Ecco la pistola fumante del golpe militar-bankiere contro Conte, novello Don Milani della democrazia italiana. Il fremito di sdegno ha toccato livelli sismografici quando, dopo attenta verifica, si è “scoperto” che l’incarico a McKinsey non era pubblicato da nessuna parte, come invece sarebbe dovuto accadere in ossequio alle procedure di amministrazione pubblica trasparente. Il tam tam è diventato un rullo di tamburi di guerra quando qualcuno ha ipotizzato che i perfidi consulenti globali (che non sono i venditori di polizze di antica memoria berlusconiana) potessero essere stati ingaggiati pro bono.

È stato in quel momento che i più intuitivi hanno ipotizzato la terribile imboscata alla nostra periclitante democrazia: l’orrida multinazionale lavora gratis solo perché vuol costruirsi un capitale relazionale (sic) col quale poi mettere le mani su ben altro! E mettiamoci pure il signora mia d’ordinanza, va.

Il capitale relazionale

Ora, mi corre obbligo di dirvi una cosa: McKinsey (ma anche il Boston Consulting Group, Bain e molte altre consultancy globali) il suo “capitale relazionale” con la pubblica amministrazione italiana lo ha costruito da molto tempo, credo. O temo, se preferite.

Nel tardo pomeriggio, mentre destra e sinistra si distinguevano solo per il differente colore dell’incazzatura, con i secondi rossi di sdegno e i primi in nero d’ordinanza, il MEF ha precisato che:

[…] la governance del PNRR italiano è in capo alle Amministrazioni competenti e alle strutture del MEF che si avvalgono di personale interno degli uffici.

McKinsey, così come altre società di servizi che regolarmente supportano l’Amministrazione nell’ambito di contratti attivi da tempo e su diversi progetti in corso, non è coinvolta nella definizione dei progetti del PNRR.

Gli aspetti decisionali, di valutazione e definizione dei diversi progetti di investimento e di riforma inseriti nel Recovery Plan italiano restano unicamente in mano alle pubbliche amministrazioni coinvolte e competenti per materia.

L’Amministrazione si avvale di supporto esterno nei casi in cui siano necessarie competenze tecniche specialistiche, o quando il carico di lavoro è anomalo e i tempi di chiusura sono ristretti, come nel caso del PNRR. In particolare, l’attività di supporto richiesta a McKinsey riguarda l’elaborazione di uno studio sui piani nazionali “Next Generation” già predisposti dagli altri paesi dell’Unione Europea e un supporto tecnico-operativo di project-management per il monitoraggio dei diversi filoni di lavoro per la finalizzazione del Piano.

Il contratto con McKinsey ha un valore di 25mila euro +IVA ed è stato affidato ai sensi dell’art. 36, comma 2, del Codice degli Appalti, ovvero dei cosiddetti contratti diretti “sotto soglia”.

Le informazioni relative al contratto saranno rese pubbliche, come avviene per tutti gli altri contratti del genere, nel rispetto della normativa sulla trasparenza.

Tra cruscotti e benchmarking

So quello che state pensando, mentre fremete: “ah, certo, adesso McKinsey parcella solo 25 mila pidocchiosi euro, e andiamo!”. Avete ragione. Il punto è che questo incarico ha tutta l’aria di riguardare un loro sottoprodotto: l’attività di raccolta di dati relativi alle prassi degli altri paesi nella elaborazione dei rispettivi PNRR. So che è brutto a dirsi ma esistono appunto delle practices, non sappiamo quanto best, che sono però uniformate in modo più o meno implicito dall’operare a livello internazionale di queste società di consulenza. Che sono standard setter, che non è un cane da caccia nella versione base. In caso, chiedete alla Bce di Roland Berger e Oliver Wyman: vi si aprirà un mondo.

Del tutto possibile, per non dire probabile, che il governo italiano punti a presentare alla Commissione Ue progetti e missioni con un format(o) il più possibile simile a quanto fatto in altri paesi, in termini di dati e analisi d’impatto e McKinsey (ma non solo) servirebbe a questa standardizzazione, che gli addetti ai lavori chiamano benchmarking. È triste, lo so, per tutti quelli come noi che sognano la rivoluzione, ma così stanno le cose.

Quanto al “supporto tecnico-operativo di project-management per il monitoraggio dei diversi filoni di lavoro per la finalizzazione del Piano”, stesso discorso. Prendere un “calco” e utilizzarlo per le missioni del PNRR. Se vi è mai capitato di lavorare con manager di formazione e provenienza McKinsey (a me sì, per anni), avete compreso cosa intendo. Si prende una bella dashboard (per gli autoctoni, “cruscotto”) e la si usa per il monitoraggio dei lavori. È il formato, bellezza.

Il Nemico era già tra noi

Successivamente è giunta la notizia, certamente diffusa ad arte da noti fogli delle forze della Restaurazione, che la stessa McKinsey ha lavorato anche col governo Conte 2 e col Mef; da ultimo, nel perfezionamento dei decreti “Ristori” e in precedenza -si narra- anche su alcune schede del PNRR relative alla Sanità.

Calunnie che confermano che la macchina del fango si è già messa in moto contro l’umanista di Volturara Appula che un giorno potrebbe guidare il futuribile Pd5S.

Per il futuro molto prossimo, il canovaccio resterà questo: la comparazione tra il governo Draghi e quello Conte 2 (che è quello “buono”, ovviamente), per dire che tra i due non c’è differenza, anzi che ce n’è moltissima, e che insomma si è trattato di un golpe o almeno di un bel golpino. Ordito dal SIM, Stato Imperialista delle Multinazionali. Qualcuno giura di aver visto anche la pinna del Britannia, ancorato in doppia fila fuori da Chigi.

Però, comprendo perfettamente lo sdegno: le consulenze ministeriali è meglio assegnarle a politici trombati, per lottare contro la (loro) disoccupazione. Oppure a icone pop global-progressiste di chiara fama e competenza. A questo giro siamo stati fortunati e audaci, scoprendo il PowerPoint fumante (strumento in cui i McKinsey Boys sono campioni olimpionici), ma nessuno abbassi la guardia e il parlamento resterà sovrano.

Nel frattempo, un consiglio: mentre prepariamo la rivoluzione neo-umanista, proviamo a gettare occhio e ombelico fuori dai patri confini. Parafrasando il principe Antonio De Curtis, in arte Totò, a noi servono uomini di mondo, che abbiano fatto il militare alla McKinsey.

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