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Il post-cast: Joe Biden, “I’m from the Government and I’m here to help”

Negli Stati Uniti è diventato legge il maxi-piano di sostegni all’economia e alle persone, fortemente voluto dal presidente Joe Biden e dal Partito Democratico. Una misura pari all’8% del Pil, finanziata a deficit, che si somma a quelle prese dalla precedente amministrazione dall’inizio della pandemia e che contiene misure di forte contrasto alla povertà e al disagio economico ma pur sempre previste a termine, quindi reversibili. O forse no? Questo sarà il focus del dibattito pubblico nel paese, nei prossimi mesi.

Tra le misure qualificanti dell’American Rescue Plan Act c’è infatti il potenziamento del Child Tax Credit e dell’Earned Income Tax Credit, che erogheranno assegni mensili alle persone con figli a carico, previste per un anno. L’Amministrazione Biden enfatizza che tali misure determineranno una imponente riduzione della povertà minorile. E tuttavia sono previste durare un solo anno, quindi sarebbe una evidente vittoria di Pirro.

Anche il sussidio federale per il mantenimento della polizza sanitaria a beneficio di chi ha perso il lavoro è a termine, sino alla fine di settembre. Ma riguarda il cosiddetto Obamacare, cioè una legislazione che Trump ha cercato in ogni modo di affondare, senza riuscirvi, e che risulta popolare tra la classe media statunitense. Difficile credere che il Congresso a maggioranza Dem non cercherà di rendere permanenti queste e altre misure.

Build Back Better

A seguire, c’è poi il piano di investimenti infrastrutturali e di innovazione tecnologica, un tempo chiamato Green New Deal, stimato pari a 4.000 miliardi di dollari in dieci anni. Servirà, tra le altre cose, a riportare gli Stati Uniti alla leadership della frontiera tecnologica, nel confronto con la Cina, e ridurre le vulnerabilità geostrategiche, accorciando le catene globali di fornitura.

Soprattutto, negli intendimenti di Biden, servirà a creare posti di lavoro di buona qualità nel manifatturiero. Tornare a primeggiare nel mondo e sconfessare quanti pensano che stiamo vivendo il “secolo cinese” mentre gli Stati Uniti hanno ormai imboccato il viale del tramonto. Si rivive la narrazione della confrontation tra USA e URSS.

Un ritorno al primato americano da conseguire attraverso una drastica riduzione delle diseguaglianze interne e col ritorno in forze del ruolo del sindacato, per indicazione dello stesso Biden, oltre che col massiccio finanziamento pubblico delle attività di ricerca e sviluppo.

Una strategia molto costosa

Una strategia oggettivamente molto costosa, che richiederà quindi il reperimento di risorse a copertura. In campagna elettorale, Biden ha promesso di aumentare l’imposta personale sul reddito ai più agiati, oltre che rovesciare in parte il taglio di imposte sulle società realizzato da Trump, portando l’aliquota di tassazione sulle società dal 21 al 28%.

Ovvia resistenza da parte delle imprese alla prospettiva, e già arrivano suggerimenti di aumentare il gettito usando le imposte indirette, ad esempio le accise sulla benzina, ferme da vent’anni e senza indicizzazione all’inflazione. Che tuttavia sarebbe misura evidentemente regressiva.

C’è poi chi (come Paul Krugman), ritiene possibile ricorrere al debito per finanziare in via prevalente il programma di investimenti, ipotizzando la persistenza del costo del denaro su livelli storicamente molto bassi. Ipotesi che pare non tenere in considerazione il nervosismo dei mercati finanziari e dei detentori di migliaia di miliardi di debito di fronte all’ipotesi di aumento dei rendimenti nominali e reali. Come abbiamo visto e stiamo vedendo, questa ipotesi rischia di essere eccessivamente ottimistica.

La presidenza Biden, almeno sino al midterm di novembre del prossimo anno, dovrà impegnare grandi risorse per potenziare e riqualificare il welfare state americano e finanziare il programma di investimento infrastrutturale e tecnologico ispirato e orchestrato da uno Stato che torna protagonista. Come lo è stato per decenni, sino al momento in cui è stato costretto a fare molti passi indietro dopo aver prodotto iniquità, inefficienze e spreco di risorse fiscali.

Un welfare attivo e che non dia dipendenza

Creare lavoro di qualità e lottare contro la povertà dei lavoratori, con misure tali comunque da non incentivare una fuga verso l’inattività e un welfare “attivo”, che non crei dipendenza: questa è la vera sfida della presidenza Biden. Per rovesciare la celebre frase di Ronald Reagan in un movimento pendolare che è impossibile non cogliere.

Un esperimento a cui noi italiani dovremmo guardare con grande attenzione, vista la debolezza della nostra società civile e delle istituzioni che essa tende a produrre. Perché ogni imitazione di un modello altrui, in assenza di solide fondamenta, rischia di essere disastrosa. Buon ascolto.

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