Rispondendo a Giovanni Sartori ed ai suoi timori sui veri costi del federalismo (che sono e restano ignoti, come ha più volte confermato lo stesso Giulio Tremonti), il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, ribadisce le due coordinate della rivoluzione prossima ventura: il passaggio della spesa pubblica ad un sistema di costi standard e l’autonomia impositiva agli enti territoriali.

A “Effetto Domino“, su la7, interessante intervento di Serena Sileoni a sostegno della richiesta di liberalizzazione piena ed incondizionata del commercio al dettaglio. Serena loda le iniziative di liberalizzazione di Bersani, iniziate nel lontano 1998 e proseguite con le “lenzuolate” del 2006 ma osserva che, per effetto della riforma del Titolo V della Costituzione (che tra le altre cose ha assegnato alle Regioni l’ordinamento del commercio), le tentate liberalizzazioni sono state fortemente depotenziate da lacci e laccioli imposti a livello locale.

La recente “rivolta” bipartisan di alcuni esponenti politici meridionali, che puntano a creare un movimento politico (o fors’anche un vero e proprio partito) dalla caratterizzazione marcatamente localistica, ha riaperto la discussione sulla sempiterna “questione meridionale” del nostro paese. Apparentemente nulla di nuovo o di inedito, nella sostanza molto di differente, non foss’altro che per l’aggravamento della crisi fiscale che è alla base del declino del paese. La persistenza di condizioni di malgoverno nelle regioni meridionali, una classe politica affetta da cleptocrazia, la presenza di ras locali che muovono imponenti pacchetti di voti e che possono allearsi di volta in volta col centrosinistra o col centrodestra, sono condizioni ormai incompatibili con l’evoluzione dello scenario globale, soprattutto in un periodo di crisi economica profonda come l’attuale, che costringe al razionamento delle risorse. E’ questa incipiente asfissia finanziaria che ha spinto molti politici meridionali a prestare ascolto alle sirene del governatore siciliano, Raffaele Lombardo, nel tentativo di tornare a condizionare l’erogazione di risorse fiscali, contrastando il ruolo determinante della Lega Nord nel governo centrale. Queste tensioni si scaricano sul Pdl, che appare sottoposto a duplice trazione centrifuga e disgregante.

E’ ufficiale: Umberto Bossi è il nuovo Ghino di Tacco. Se ne sono accorti in pochi, finora, eppure è così almeno da quando, a fine 1994, il Senatur si mise con D’Alema & compagni, defenestrando il Berlusconi I. Nell’attuale assetto partitico italiano c’è assai poco che garantisca dal ritorno di una spartitocrazia ricattatoria, anche considerando che (come nelle attese) nulla è stato fatto per “mettere in sicurezza” bipolare almeno i regolamenti parlamentari, aldilà di boutade come quella sui capigruppo che votano per tutti.

Il capogruppo del Pd nel Consiglio regionale della Basilicata, Erminio Restaino, ha presentato oggi all’assemblea – riunita per discutere della legge finanziaria 2009 – un emendamento per “sospendere per cinque anni l’efficacia delle autorizzazioni concesse per le estrazioni petrolifere e vietare ogni attività di ricerca, prospezione e perforazione di nuovi giacimenti di idrocarburi”.

Il demenziale emendamento – secondo quanto reso noto dall’ufficio stampa dell’assemblea – è firmato anche dai consiglieri Giacomo Nardiello (Pdci), Emilia Simonetti (Prc), Luigi Scaglione (misto-Popolari uniti) e Rocco Vita (Ps). Parlando con i giornalisti, Restaino ha collegato l’emendamento alla inchiesta in corso (“dalla quale sono convinto che le istituzioni della Basilicata usciranno pulite”), al discorso fatto al Consiglio dal governatore e alle “iniziative del Governo tese ad espropriare le Regioni delle proprie competenze in questa materia”.

In “Come il federalismo fiscale può salvare il Mezzogiorno” (edito da Rubbettino), Piercamillo Falasca e Carlo Lottieri perorano la causa del federalismo come unica possibilità di riscatto per il Sud d’Italia. Da palla al piede a tigre mediterranea? Difficile, ma con l’ottimismo della volontà è probabilmente l’ultima cartuccia che il Mezzogiorno d’Italia può ancora sperare di utilizzare.

Il governatore Agazio Loiero, conversando con i giornalisti, ha dichiarato che un piano di rientro di “una certa pesantezza” potrebbe essere avviato dalla Regione Calabria alla fine dell’anno, dopo che l’advisor Kpmg, nominato dal Governo, avrà fatto chiarezza sui conti della sanità.
Le misure, ha spiegato Loiero, saranno decise in base a quello che emergerà dall’indagine sul disavanzo.
Loiero, parlando dei problemi della sanità calabrese, che comporteranno un innalzamento dei costi, ha citato anche quello che ha definito un ”andazzo criminale” riferendosi ad un’inchiesta della Dda di Reggio Calabria che ha accertato che, nell’Azienda Sanitaria Locale di Locri, farmaci che costavano 20 euro venivano pagati 3.450 euro.