La recente “rivolta” bipartisan di alcuni esponenti politici meridionali, che puntano a creare un movimento politico (o fors’anche un vero e proprio partito) dalla caratterizzazione marcatamente localistica, ha riaperto la discussione sulla sempiterna “questione meridionale” del nostro paese. Apparentemente nulla di nuovo o di inedito, nella sostanza molto di differente, non foss’altro che per l’aggravamento della crisi fiscale che è alla base del declino del paese. La persistenza di condizioni di malgoverno nelle regioni meridionali, una classe politica affetta da cleptocrazia, la presenza di ras locali che muovono imponenti pacchetti di voti e che possono allearsi di volta in volta col centrosinistra o col centrodestra, sono condizioni ormai incompatibili con l’evoluzione dello scenario globale, soprattutto in un periodo di crisi economica profonda come l’attuale, che costringe al razionamento delle risorse. E’ questa incipiente asfissia finanziaria che ha spinto molti politici meridionali a prestare ascolto alle sirene del governatore siciliano, Raffaele Lombardo, nel tentativo di tornare a condizionare l’erogazione di risorse fiscali, contrastando il ruolo determinante della Lega Nord nel governo centrale. Queste tensioni si scaricano sul Pdl, che appare sottoposto a duplice trazione centrifuga e disgregante.

E’ ufficiale: Umberto Bossi è il nuovo Ghino di Tacco. Se ne sono accorti in pochi, finora, eppure è così almeno da quando, a fine 1994, il Senatur si mise con D’Alema & compagni, defenestrando il Berlusconi I. Nell’attuale assetto partitico italiano c’è assai poco che garantisca dal ritorno di una spartitocrazia ricattatoria, anche considerando che (come nelle attese) nulla è stato fatto per “mettere in sicurezza” bipolare almeno i regolamenti parlamentari, aldilà di boutade come quella sui capigruppo che votano per tutti.

Il capogruppo del Pd nel Consiglio regionale della Basilicata, Erminio Restaino, ha presentato oggi all’assemblea – riunita per discutere della legge finanziaria 2009 – un emendamento per “sospendere per cinque anni l’efficacia delle autorizzazioni concesse per le estrazioni petrolifere e vietare ogni attività di ricerca, prospezione e perforazione di nuovi giacimenti di idrocarburi”.

Il demenziale emendamento – secondo quanto reso noto dall’ufficio stampa dell’assemblea – è firmato anche dai consiglieri Giacomo Nardiello (Pdci), Emilia Simonetti (Prc), Luigi Scaglione (misto-Popolari uniti) e Rocco Vita (Ps). Parlando con i giornalisti, Restaino ha collegato l’emendamento alla inchiesta in corso (“dalla quale sono convinto che le istituzioni della Basilicata usciranno pulite”), al discorso fatto al Consiglio dal governatore e alle “iniziative del Governo tese ad espropriare le Regioni delle proprie competenze in questa materia”.

In “Come il federalismo fiscale può salvare il Mezzogiorno” (edito da Rubbettino), Piercamillo Falasca e Carlo Lottieri perorano la causa del federalismo come unica possibilità di riscatto per il Sud d’Italia. Da palla al piede a tigre mediterranea? Difficile, ma con l’ottimismo della volontà è probabilmente l’ultima cartuccia che il Mezzogiorno d’Italia può ancora sperare di utilizzare.

Il governatore Agazio Loiero, conversando con i giornalisti, ha dichiarato che un piano di rientro di “una certa pesantezza” potrebbe essere avviato dalla Regione Calabria alla fine dell’anno, dopo che l’advisor Kpmg, nominato dal Governo, avrà fatto chiarezza sui conti della sanità.
Le misure, ha spiegato Loiero, saranno decise in base a quello che emergerà dall’indagine sul disavanzo.
Loiero, parlando dei problemi della sanità calabrese, che comporteranno un innalzamento dei costi, ha citato anche quello che ha definito un ”andazzo criminale” riferendosi ad un’inchiesta della Dda di Reggio Calabria che ha accertato che, nell’Azienda Sanitaria Locale di Locri, farmaci che costavano 20 euro venivano pagati 3.450 euro.

Addio pacchia di Stato, arriva il federalismo“, titola il Giornale, che illustra lo “storico” provvedimento licenziato ieri dal Consiglio dei ministri. Perché quando ci sarà lui, caro lei, finirà

“L’epoca della finanza derivata in base alla quale le Regioni e gli altri enti locali ricevono la maggior parte delle loro risorse dallo Stato senza alcun controllo sulla qualità della spesa e su eventuali inefficienze e sprechi.”

Proprio nel giorno in cui il presidente della Corte Costituzionale, Franco Bile, denuncia il contenzioso “senza precedenti” tra Stato e Regioni, causato dalla famigerata devolution introdotta dal governo Amato a pochi giorni dalle elezioni del 2001 (una riforma costituzionale a colpi di maggioranza semplice, giusto per rinfrescare la memoria), il governo di Romano Prodi decide di impugnare la legge sulla lotta allo smog della Regione Lombardia sulla base di tre aspetti che i ministeri di Interno, Trasporti e Affari regionali considerano illegittimi: i divieti di circolazione (la legge blocca i mezzi non catalizzati a partire dal prossimo primo ottobre), i limiti al traffico e le sanzioni previste.

Un’impugnazione che la Regione Lombardia definisce “paradossale e con motivi inconsistenti”, e che giunge all’indomani dell’accordo fra tutte le Regioni del Nord per combattere l’inquinamento e per fermare la circolazione in tutta l’Italia settentrionale (esclusa la Liguria) il 25 febbraio.