Casini e il salario minimo

In una intervista al Sole 24Ore il leader dell’Udc, Pierferdinando Casini, tenta di suggerire alcune misure per aumentare il grado di flessibilità del mercato italiano del lavoro senza aumentarne la precarietà. L’intervista non sarebbe particolarmente epocale, ma c’è una misura proposta da Casini che ci appare priva di senso, ove non più propriamente dannosa.

Sostiene Casini:

«Non si può pensare di rendere meno rigidi i licenziamenti senza offrire un paracadute, un ammortizzatore sociale come il salario minimo, così come non si può continuare ad ignorare la precarizzazione del lavoro, che impone di incentivare le aziende a trasformare i contratti da tempo determinato a indeterminato»

Il salario minimo come ammortizzatore sociale? Davvero Casini pensa questo? Un ammortizzatore sociale, per definizione, è qualcosa che entra in azione quando si è verificato un evento sfavorevole al lavoratore, come la perdita del posto di lavoro. Il salario minimo, per contro, è quel prezzo che, se fissato a livelli troppo elevati, rischia di impedire che domanda ed offerta di lavoro si incontrino in corrispondenza della quantità (ore lavorate) che produce il pieno impiego. Insomma, una “nuova” forma di rigidità in un paese che ne ha tali e tante da essere in serio pericolo di sopravvivenza.

Come abbiamo scritto molto tempo addietro, occorre fare in modo che domanda ed offerta di lavoro possano incrociarsi liberamente, a tutti i prezzi che massimizzano l’occupazione, nei singoli segmenti del mercato (skilled e unskilled). Per consentire ai lavoratori pagati meno di raggiungere un livello di guadagno minimo, si possono prevedere delle forme di integrazione al reddito, erogate fuori dal rapporto di lavoro. Questo è un ammortizzatore sociale, non la fissazione arbitraria di un prezzo che, se troppo elevato, cristallizzerebbe disoccupazione. Bello, se non fossimo un paese in crisi fiscale, ma le risorse potrebbero essere trovate, se si facessero riforme vere e non chiacchiere o ricorrenti veltronate.

Passano i lustri ma politici vecchi, nuovi e nuovisti continuano a dar prova di scarsa e nulla alfabetizzazione economica. Ulteriore motivo per essere pessimisti sulla prognosi per questo paese.