Coraggio, fate qualcosa

Ridurre il tasso record di disoccupazione in Spagna “sarà un compito difficile”, data “la grave situazione” che attraversa il Paese, e il mercato del lavoro “continuerà a peggiorare” durante i primi mesi del 2013.
Lo ha detto oggi il commissario europeo responsabile per Lavoro ed Affari Sociali, Lazslo Andor, in un incontro a Madrid col ministro spagnolo responsabile per il settore, Fatima Banez.
Andor ha esortato il governo spagnolo ad avviare “un grande sforzo” per fronteggiare la situazione “particolarmente drammatica del mercato del lavoro”. Sono fantastici, davvero.

E’ di oggi il dato sul mercato del lavoro spagnolo in novembre, che nel mese vede un calo di occupati registrati pari a 144.000 unità destagionalizzate, ed un aumento di 74.000 unità degli iscritti alle liste di disoccupazione. In un anno, il calo degli occupati è pari al 4,4 per cento, mentre l’aumento dei disoccupati (oggi pari a 4,907 milioni) è dell’11 per cento.

Di fronte ad una simile devastazione (ehi, ma in fondo parliamo del paese messo meglio dell’Italia, ricordate?), che fa l’inutile Commissario europeo per il Lavoro e gli Affari sociali? Dice che bisogna fare qualcosa! Ma cosa, esattamente? Un programma di lavori pubblici per recuperare l’occupazione nel settore delle costruzioni? E con quali soldi, prescindendo da tutte le altre considerazioni del caso? Oppure, in caso detestiate ogni cosa che sia anche solo lontanamente legata a stimoli e gestione della domanda, possiamo fare qualcosa dal lato dell’offerta? E cosa, che non sia già stato fatto? Una riforma del mercato del lavoro che permetta alle aziende di ridurre gli organici in tempi rapidi e con costi contenuti? Fatto! Che altro, quindi? Allungare la durata dei sussidi di disoccupazione, visto che il fenomeno della disoccupazione di lungo periodo è ormai parte di questa crisi e non deriva da accidia dei beneficiari del welfare? Ma non si può, perché stiamo controllando la spesa pubblica (ricordate?), e i benefici di questo tipo vengono tagliati.

E quindi, che altro? L’ineffabile commissario non lo dice. Dice solo che serve “un grande sforzo”. Concordiamo che serve un grande sforzo per restare seri o, in alternativa, per non prendere il sopracitato commissario a pomodorate. Resta comunque il fatto che gli spread dei due grandi malati della periferia dell’Eurozona, Italia e Spagna, sono in costante ripiegamento da alcuni mesi. Dapprima a seguito della nota presa di posizione di Mario Draghi di fine luglio, formalizzata ad inizio agosto, sulla non reversibilità dell’euro, ed oggi dopo l’ennesimo salvataggio della Grecia, che mostra l’esistenza di una volontà politica a tenere unita l’Eurozona anche a costo di avviare un sistema di sussidi, sia pure non formalizzati ma decisi caso per caso, ed ogni volta col crisma della “unicità ed irripetibilità” del caso di specie. Meglio che nulla.

In tutto ciò, voi vedete la compressione – anche vistosa – degli spread come effetto del “risanamento” e del calo di deficit e debito, attuale e prospettico? Se la risposta è affermativa, dateci il numero del vostro spacciatore. Si conferma, ad abundantiam, quanto fallace fosse la tesi dei livelli di spread come sanzione morale e moralistica della dissipatezza fiscale delle finanze pubbliche.

  • Lettura complementare consigliata: Adriana Cerretelli sul Sole di oggi, che decisamente sembra aver letto “La cura letale“.

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