Il paradiso dello scaricabarile

A ben pensarci, questo disgraziato paese sta esprimendo, in queste settimane di demenziale paralisi politica, la propria più intima essenza: l’assoluta refrattarietà ad ogni e qualsiasi assunzione di responsabilità. E cosa c’è di meglio di un governo mai sfiduciato e che non può ottenere la fiducia, che viaggia nel tempo e nelle legislature, ed al quale è possibile imputare tutto ed il contrario di tutto, inclusa questa eccezionalmente fredda e piovosa primavera?

Pensateci: domani ci sarà il consiglio dei ministri che dovrà tentare (Commissione Ue permettendo) di dare il via libera ai rimborsi dei crediti delle imprese verso la pubblica amministrazione. Mario Monti e Vittorio Grilli,  nel loro debolissimo ruolo di odiati tecnocrati mai legittimati ed ormai delegittimati, hanno rassicurato Barroso & C.: lasciateci pagare quei crediti: se sforeremo il leggendario 3 per cento di deficit-Pil, perché il paese si sta lentamente ma inesorabilmente sbriciolando, vi promettiamo solennemente che faremo di tutto per rientrare a tempo zero, con nuove tasse (magari anticipando le addizionali regionali Irpef), oppure con nuovi tagli lineari alle spese dei ministeri, o magari con tagli ai trasferimenti agli enti locali, o con qualche altro accorgimento. Realizzeremo una mortale partita di giro, per un solo, ottimo motivo: perché noi siamo stati più bravi di altri, abbiamo ammazzato il paese in modalità fast forward, e raggiunto il target di finanza pubblica prima di chiunque altro.

Tutto ciò grazie a Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti, che accettarono il pareggio di bilancio sprint, salvo poi dire che era una estorsione di Mario Draghi, che scriveva lettere minatorie ai governi sovrani. Il governo Monti è nato con la benevola e terrorizzata negligenza dei partiti, responsabili e corresponsabili della tragica perdita di credibilità di questo paese di tassa e spendi, caduto sotto la feroce mannaia tedesca del pareggio di bilancio ad ogni costo, anche di distruggere interi paesi. Anche quello, sontuoso alibi per i nostri eletti: “sono stati i tedeschi, noi non c’entriamo”. Il governo Monti ha fatto così bene i compiti a casa, tra una recriminazione e l’altra della sua “strana maggioranza”, che noi non solo non siamo nelle condizioni di chiedere rinvii nella marcia verso il pareggio (come invece fanno Francia e Spagna, e come ottengono i distrutti Portogallo e Grecia), ma dobbiamo pure sorbirci il ditino levato della Commissione, che “non stacca assegni in bianco”. Forse perché l’Italia non ha un governo eletto ed in grado di pestare i pugni sul tavolo?

Ma questi sono dettagli: dovessimo anche fare una grande coalizione, come quella da cui siamo usciti, avremmo Berlusconi pronto a dire che lui non condivide i provvedimenti del governo, e che è stato costretto a votarli, “per senso di responsabilità”, o per minacce esterne. Perché, come ben sapete, Berlusconi è l’Uomo della Provvidenza italiana ostacolato dall’intera galassia. Al momento opportuno, di fronte all’ineluttabile deterioramento della situazione economica, Silvio si sfilerebbe dicendo che lo fa “per il bene del paese” e chiederebbe di negoziare con la Svizzera la possibilità di rimborsarvi l’Irap, l’Imu, la Tares ed il gratta e sosta. Oppure no: se ottenesse il suo agognato salvacondotto, rafforzato da qualche presenza amica al Quirinale, potrebbe proclamare la mission accomplished e non vedere l’affondamento finale del paese, diagnosticando che è solo un problema psicologico, mentre si allontana in dissolvenza al tramonto.

I robottini leninisti grillini, si sa, non hanno fretta: per loro l’anno del riscatto resta il 2054, come da istruzioni superiori, quindi ancora per qualche anno si può cazzeggiare ed accompagnare la decrescita agli inferi del paese. Quanto al Pd, le sue innumerevoli anime potrebbero sempre attendere con fiducia l’elezione successiva, mentre si accapigliano teorizzando la patrimoniale “a botta secca” o qualche bizzarra forma di blairismo fuori tempo massimo, caratteristica di un partito multianima che viaggia sistematicamente con un ventennio di ritardo sul mondo, sia sul lato sinistro che su quello destro.

Nel frattempo, però, Mario Monti resta là, come un gigantesco Monsieur Malaussène, da indicare al colto ad all’inclita come radice di tutti i mali del paese, slide di Brunetta incluse. “E’ stato lui!”. E’ un equilibrio da manuale, per una classe politica perfetta espressione di un paese che non ha alcuna intenzione di diventare adulto e di guarire da questa forma di demenza che lo porta a scordarsi di quanto accaduto poche settimane prima, mentre si fa trasportare da una narrativa all’altra. Non riavrete il 75 per cento delle vostre tasse, ma vi promettiamo tanti eccitanti teatrini televisivi sulla moneta lombarda. Fatevelo bastare, tanto è comunque colpa di Monti.

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