Pubblica amministrazione: senza controlli, fuori controllo

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

come abbiamo avuto modo di apprendere, le regioni hanno causato un buco di bilancio stimato nel massimo in 20 miliardi, grazie ad un trucchetto contabile. Invece di utilizzare le anticipazioni finanziarie concesse loro dal d.l. 35/2013 per sbloccare – finalmente – i pagamenti agli imprenditori a secco di liquidità, hanno considerato i denari loro assegnati dallo Stato come mutui, per finanziare spesa corrente nuova, lasciando indietro i pagamenti. E alterando le risultanze dei conti consuntivi.

Potremmo osservare che si tratta dell’ennesima conferma del fallimento della riforma del Titolo V e della pessima gestione che caratterizza le regioni sotto ogni profilo. Potremmo aggiungere che il danno provocato è delle dimensioni di una manovra finanziaria, rincarando la dose rilevando che non appare all’orizzonte alcuna azione di responsabilità nei confronti degli autori, mentre invece il Governo tende a minimizzare, già esposto com’è ai dirompenti venti provenienti dalla Cina.

Ma non sono questi temi che qui si vogliono evidenziare. E’, invece, il caso di puntare l’attenzione su come il buco si è verificato, con specifico riferimento al Piemonte, regione “uccellata” dalla magistratura. Ebbene, la regione Piemonte nel 2013 ha assestato il proprio bilancio, con le manovre contabili di cui sopra. Nel 2014 ha approvato il rendiconto. Che è passato al vaglio successivo della Corte dei conti. Questa solo nel novembre ha avuto modo di sollevare la questione di legittimità costituzionale delle leggi di bilancio. La Consulta si è pronunciata nel luglio del 2015, disvelando il devastante quadro che ora ci si presenta davanti.

In sintesi: due anni per accorgersi che le regioni hanno operato diciamo disinvoltamente sui finanziamenti che dovevano essere destinati a immettere liquidità per le imprese creditrici. Due anni, meglio scriverlo di nuovo.

Ma, allora, ci vuole proprio tanto a capire che le riforme riguardanti la PA a partire dagli anni ’90, tra l’altro sempre rivolte ad eliminare i controlli preventivi sugli atti delle amministrazioni, sono un totale fallimento? Nel 2003, i controlli di legittimità vennero sostituiti da controlli successivi “collaborativi” della Corte dei conti. Con chi la magistratura collabori non è dato capire fino in fondo. Sarebbe logico aspettarsi che la Corte, come in primo luogo, le PA tutte, collaborassero con l’articolo 81 della Costituzione, il quale oggettivamente non ammette (sia nel testo nuovo successivo all’obbligo di pareggio di bilancio, sia in quello precedente) “manovre” come quelle azionate dalle regioni.

Ancora più importante e necessario, però, sarebbe passare dalla collaborazione al controllo vero e proprio. Che per essere funzionale ed evitare di fare accorgere ad anni di distanza che gestioni fantasiose del denaro pubblico possano causare disastri devastanti alla finanza pubblica, debbono essere preventivi, da fare prima che leggi o provvedimenti possano causare danno. Appare assolutamente evidente che un ordinamento serio non può accettare che per evidenziare l’illegittimità di gestioni finanziarie debba giungere fino ad una pronuncia della Corte costituzionale.

Molto più di qualcosa non funziona. Ma, ovviamente, di questo che non funziona la legge delega di riforma della PA, molto magnificata dai tantissimi Soloni che da 20 anni almeno sono autori o magnificatori di altrettante riforme “epocali”, non si occupa minimamente.

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Luigi Oliveri, laureato in giurisprudenza, dirigente amministrativo della Provincia di Verona, collaboratore di Italia Oggi, La Voce.info, varie altre riviste giuridiche ed autore di volumi in materia di diritto amministrativo.

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