Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Prove tecniche di assalto alla diligenza

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Oggi, sul Corriere, c’è il dettaglio di una indiscrezione (nella rubrica Sussurri & grida) sulla lettera di commiato che l’ormai ex presidente di Cassa Depositi e Prestiti, Franco Bassanini, ha inviato ad una molteplicità di referenti e stakeholders della Cassa medesima. Tredici cartelle di prevalente rivendicazione dei risultati raggiunti ma anche qualche puntualizzazione neppure troppo in filigrana su quelle che potrebbero essere state le motivazioni del governo Renzi a procedere al rinnovo anticipato dei vertici della Cassa.

Il nodo, e non era affatto difficile intuirlo, è sulla tipologia degli investimenti attivabili dalla Cassa. E non parliamo di una disputa filosofica sul profilo di rischio-rendimento ma di ben altro, e di ben più inquietante per i contribuenti italiani. In particolare, la seconda cartella delle considerazioni di Bassanini contiene quanto segue, secondo il Corriere:

«Vi sono stati casi nei quali gli amministratori di Cdp hanno dovuto far presente al governo che le normative internazionali, europee e nazionali vietavano alla Cassa d’intervenire mediante l’apporto di capitali di rischio in aziende in difficoltà come Parmalat, Montepaschi e Alitalia», come «non ebbero difficoltà a riconoscere i governi dell’epoca (Berlusconi, Monti, Letta)»

Che tradotto ma non troppo significa che a Palazzo Chigi e dintorni “qualcuno” avrebbe pestato i piedini per buttare soldi della Cassa (e dei risparmiatori italiani) in alcuni ben identificabili altoforni. Anche in senso letterale, si noti:

Qualche chiarimento, inoltre, riguarda l’Ilva, caso in cui «un intervento diretto di Cdp nel capitale avrebbe incontrato i medesimi divieti (a partire da quello sugli aiuti di Stato), ma proprio agli amministratori di Cdp (e personalmente al sottoscritto), si deve l’identificazione della soluzione», che prevede l’intervento della nuova società «specializzata in operazioni di turnaround»

Ecco, appunto. Stesso discorso. Da un lato, il desiderio di Renzi di andare all-in con i soldi dei risparmiatori; dall’altro, il puro buonsenso dei vertici della Cassa, costretti ad una soluzione di compromesso (e che servirà a nulla, se volete il parere di chi scrive, anche e soprattutto a non buttare soldi dalla finestra), attraverso la creazione del famoso veicolo per i turnaround, detto anche salva-imprese, su cui mesi addietro esponenti del governo, soprattutto il ministro Padoan, per fornire copertura “scientifica” alla manovra, avevano iniziato a sproloquiare di “fallimento del mercato” come copertura ideologica per creare qualche nuovo carrozzone di stato. Questa narrativa è ormai divenuta il canarino nella miniera, quello che deve mettere sul chi vive i contribuenti-risparmiatori italiani, visto che viene usato anche per la bad bank pubblica bancaria, che non serve, come qui scritto più e più volte.

Ma non divaghiamo: Bassanini e Gorno Tempini, si diceva, hanno sventato l’assalto alla diligenza inventandosi per gemmazione una società veicolo specializzata in turnaround, e ciò limiterà i danni per i cittadini, nel senso che non accadrà nulla. Ma se le cose andranno in questi termini, nel senso che norme europee e statuto della Cassa Depositi e Prestiti rappresentano formidabili ancoraggi al suolo della realtà, la domanda sorgerà spontanea: a che sarà servito sostituire i vertici della Cassa?

Intendiamoci: spesso il diavolo si è nascosto nei particolari, anche nella CDP di Bassanini. Una società veicolo, una piccola torsione allo statuto, e si producevano situazioni non particolarmente trasparenti ma almeno in contesti aziendali non decotti. Oggi, in parallelo al desiderio del governo Renzi di crearsi una bella botta di domanda di investimenti (un piano Juncker fatto in casa, in pratica) ed al contempo evitare crack occupazionali fortemente simbolici, la pressione a rompere lo schema e trovare l’ennesima scorciatoia letale è altissima. Anche se sul vostro cammino troverete sempre qualche pennivendolo e qualche prestigioso editorialista disposto a titillare il vostro orgoglio patriottico, parlando della CDP come del fondo sovrano de noantri, o l’ariete che serve a ribellarsi ai magheggi che la tedesca KfW (omologa della CD?) è in grado di realizzare, senza lacci e laccioli. La realtà sta altrove, ovviamente, ma i giornali italiani sono da sempre la buca delle lettere di manovre che hanno ridotto questo paese un rottame che galleggia in mezzo al Mediterraneo. Quindi nessuna sorpresa.

Contiamo su di voi, dottor Costamagna e dottor Gallia. Difendete i nostri risparmi, almeno voi.

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