Forse s’avvera il sogno e vanno sposi

Miei cari compatrioti, con tutta la cautela che s’impone in situazioni del genere, forse è la volta buona. Forse i due cosiddetti vincitori delle elezioni del 4 marzo potranno prendere la guida del paese e sottoporsi finalmente alla prova della realtà, dopo anni passati a dopare all’inverosimile le aspettative del popolo stressato. Quelli tra voi che hanno tempo da perdere leggendo questi pixel sanno che questa è la mia opzione preferita, da subito. Ma non si può negare un pensiero deferente all’uomo che ha reso possibile tutto ciò. L’uomo che da un quarto di secolo è il casellante da cui ogni veicolo partitico deve passare: Silvio Berlusconi.

Il Grande Casellante, probabilmente preoccupato dal ritorno immediato alle urne, ha alla fine ceduto, con la geniale formula dell’astensione critica. Ne avrà in cambio la pronta scomparsa della trattazione del tema del conflitto d’interessi dall’agenda del giovane statista di Pomigliano, prontamente sfoderato giorni addietro per finalità di arruffare le penne al popolo e non meno prontamente riposto oggi, come del resto fatto da tutti quelli che lo hanno preceduto nell’ultimo quarto di secolo. Berlusconi rinvia (forse) di qualche tempo l’estinzione del suo partito, ampia parte del quale sarà drenato dalla Lega, ed attende fiducioso di poter tornare candidabile e seguire le orme del malese Mahatir Mohamad, inopinatamente tornato a guidare il suo paese alla tenera età di 92 anni.

Ora dovrebbero esserci i negoziati per spartirsi poltrone e poltroncine, e verranno chiamati contratto. Lega e 5S devono trovare aree di sovrapposizione programmatica, presumibilmente senza coinvolgere prestigiosi cattedratici dal cognome suggestivo ed allegorico. Non dovrebbe essere difficile, comunque, visto che entrambi gli schieramenti hanno come comune denominatore la spesa pubblica e l’assenza di coperture realistiche alla crescita della medesima.

I due vincitori avranno naturalmente a disposizione la possibilità di galvanizzare le folle, indicando il tradizionale Nemico Esterno. Che è la realtà ma prenderà le fattezze di Merkel, Juncker, forse persino Soros. Se l’azione di governo sarà l’applicazione letterale dei maggiori punti programmatici dei due partiti, avremo un pesantissimo attacco speculativo contro l’Italia; se invece prevarrà un approccio pragmatico, basato su cauto dosaggio di simbolismo sovranista e grande attenzione alla realtà, i due vincitori dovranno trascorrere le loro giornate a trovare capri espiatori e cercare di parare le accuse dell’uno verso l’altro, nell’attesa della prossima consultazione elettorale, che potrebbe essere un pirotecnico Election Day in coincidenza con le elezioni europee del prossimo anno.

Priorità resta la disattivazione/rinvio delle clausole di salvaguardia, e tenere viva l’attesa messianica degli elettori sulle praterie che li attendono dopo il prossimo turno elettorale, quando avranno deciso in quale direzione sciogliere la diarchia. Alla fine, c’è sempre un “prossimo anno a Gerusalemme”, per ampi strati di elettorato italiano, che è asimmetrico non solo nella applicazione versus interpretazione delle leggi tra amici e nemici ma pure nella calibrazione della pazienza verso chi è al governo, sempre secondo la tradizionale bipartizione friend/foe.

Personalmente, mi stupirei se un governo legastellato o pentaleghista restasse stabile più di qualche settimana. Il M5S non ha la capacità, culturale e strategica, per restare in coalizione. I suoi cosiddetti leader altro non sono che creature di laboratorio di programmazione neuro linguistica. Sono per questo stesso motivo sostituibili, stante il ricco book di character che è stato sin qui prodotto, dal neo-democristiano azzimato al ribellista di borgata. Ma stare in coalizione permetterà almeno ai Casaleggio Boys di puntare il dito contro i leghisti, che appaiono più solidi e dotati di razionalità organizzativa, non foss’altro perché governano le regioni più ricche d’Italia senza aver prodotto devastazioni, anche grazie al fatto che quelle regioni hanno un tessuto civile che ha sin qui impedito danni rilevanti.

Il M5S potrà al più irretire ed affascinare qualche sconsolato intellettuale de sinistra, di quelli che salivano copiosamente quando scoprono che i tre fantaministri economici pentastellati sono di chiara ispirazione onirico-keynesiana, e nei loro sogni bagnati potrebbero rapidamente sostituire l’album Panini di Liberi & Uguali, rimasto invenduto in edicola. Su tutto, la futilità di cercare coerenza nelle prese di posizione di questi cosiddetti leader.

Agli italiani, maggioritariamente, non frega una cippa della coerenza. Vengono divorati dalle dissonanze cognitive ma trovano sempre il sicuro porto giustificazionista del complotto esterno o la rimembranza delle contraddizioni altrui, come già in queste ore si può gustare sui social. Avere in giro per il mondo leader incoerenti di iperpotenze non ha aiutato né aiuterà gli italiani a prendere finalmente consapevolezza che qui non siamo in America bensì in un povero, anziano, deacculturato paese spolpato da decenni di sgoverni eletti a furor di spesa pubblica. Ma queste cose le sappiamo da tempo, quindi inutile ribadirle.

La mia sintesi, ed i miei due centesimi di euro: andrà molto peggio, prima di andare non certo meglio. Non è tuttavia detto che sarà proprio questo governo sovrano ad essere il catalizzatore del crollo. Ma resto affascinato, per quanto mi risuona dentro, dalla profezia che giorni addietro mi ha fatto un anziano saggio per cui ho grande stima: nel destino di questo paese c’è una corsa agli sportelli.

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