La nemesi dei postulanti sovrani

Dall’inizio della Grande Crisi, che per l’Italia è crisi esistenziale prima di tutto, si sono levate le voci di quanti vorrebbero reperire fondi fuori dal paese. La storia si ripete in queste settimane, al crescere dello psicodramma per la legge di bilancio 2019, e prima di essa la nota di aggiornamento al Def. Dalla maggioranza e dall’esecutivo arrivano singolari richieste alla Bce di mettere un tetto massimo allo spread o di tenere in considerazione la possibilità di proseguire gli acquisti di titoli di stato (sic).

La variazione sul tema “siamo sovrani ed orgogliosi, aiutateci”, con altrettanta regolarità è quella di chi si lancia in voli di fantasia e invoca aiuti “esterni”, tipo Russia, Cina ed altre note onlus globali. Ad esempio, il ministro del Tesoro, Giovanni Tria, la prossima settimana sarà in business trip in Cina, paese che peraltro conosce bene, per chiedere soldini ed investimenti. Mossa non realmente dissimile da quella di molti suoi predecessori, a dire il vero, ma che giunge in un momento piuttosto problematico, nei rapporti tra Cina ed Occidente, con Pechino accusata di rubare proprietà intellettuale alle aziende occidentali. Non un grande timing, quello italiano.

A questa obiezione di merito, la replica che si ottiene è “ma noi andiamo dai cinesi a chiedere investimenti in infrastrutture, mica in tecnologia sensibile”. Sarebbe allora utile ricordare che il progetto cinese della nuova Via della Seta (Belt and Road Initiative) sta creando grossi problemi in molti paesi in cui gli investimenti sono stati sinora più rilevanti. Uno su tutti, ma certo non l’unico, il Pakistan. Anche a causa di contratti di grande opacità ed in cui i contractor tendono ad essere aziende cinesi, con affidamenti in house. L’ideale per un paese come l’Italia, tristemente nota per aver secretato (o comunque occultato) ampia parte delle condizioni delle concessioni autostradali.

Ciliegina sulla torta, parlando di Cina, il fatto che il fondo cinese Silk and Road lo scorso anno abbia acquistato il 5% di Autostrade per l’Italia, e quindi ora si trova esposto al rischio di annullamento della concessione. Non serve la sfera di cristallo per attendersi domande cinesi al ministro Tria, la prossima settimana.

Da ultimo, ribadendo la sua funzione di immaginifico dichiaratore, il ministro per gli Affari europei, Paolo Savona, peraltro riprendendo un tema da egli sostenuto negli anni, ipotizza che l’Italia possa rivolgersi alla Russia per avere gli agognati dindi e fare dispetto alla matrigna Europa. In effetti, pare che Savona abbia tratto questo fondamentale spunto dall’intervento dei salvatori russi a Cipro e soprattutto in Grecia. In entrambi i casi, come noto, la Russia ha giocato un ruolo determinante (anche questa è ironica, coraggio).

Tutto ciò premesso, sono solo io a notare la lieve contraddizione di un governo sovranista che fantastica di andare in giro per il mondo a mendicare soldi da note autocrazie, alcune delle quali in condizioni finanziarie non particolarmente floride, contrariamente a quanto si crede qui da noi?

Nota a margine: ieri Moody’s ha precisato che non risolverà ad inizio settembre la revisione per declassamento (review for downgrade) del debito pubblico italiano, iniziata lo scorso maggio, ma attenderà la nota di aggiornamento al Def. Mossa certamente di buonsenso, e che consentirà all’agenzia di arrivare buona ultima, come del resto da anni accade alle agenzie, per non tirarsi addosso gli strali di qualche patriota con la cravatta tricolore. A quel punto, se i numeri  del Def indicheranno la volontà della maggioranza gialloverde di suicidare il paese andare allo scontro con la Ue, Moody’s potrà anche tagliare di più di un livello il rating, portandolo a spazzatura, oppure tagliarlo di un notch, lasciarlo sul ciglio dell’investment grade ma tenere un outlook negativo, per gusto sadico.

Qualcuno, nel frattempo, si sarà accorto che gli investitori stanno già votando da settimane? Ma il punto è uno solo: nella maggioranza esistono soggetti convinti che l’Italia abbia leva negoziale rispetto alla Ue. Che però nulla c’entra, perché in questo caso la controparte vera del nostro esecutivo è (indovinate?) la solita realtà.

Addendum – Pare che Savona non si riferisse alla Russia (meglio che esca questa versione, vista la gravità delle implicazioni). Ma, visto quanto egli ha avuto modo di affermare in passato sullo stesso tema, peggio mi sento (per lui e la sua scienza):

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