Scappati di casa coi vostri risparmi

Dopo una giornata di esaltanti bocciature “tecniche”, o meglio da parte della realtà, oggi il nostro prestigioso esecutivo sovranista, intento a comprarsi le elezioni europee e quelle italiane, ha deciso che si procede, business as usual, o i più autarchici “me ne frego”, “se indietreggio, uccidetemi”, “molti nemici, molto onore”, che tanto bene hanno portato al titolare del copyright di quei claims. Ma la giornata di ieri è stata interessante soprattutto perché ha fornito alcune indicazioni su quanto potrebbe attenderci a breve.

L’audizione del ministro Giovanni Tria davanti alle commissioni Bilancio è stata qualcosa di realmente devastante. L’uomo che doveva fungere da ancoraggio alla realtà è ormai ostaggio dell’esecutivo, che lo sta usando contro lo stesso capo dello Stato. Ma ieri Tria ha anche detto qualcosa, ovviamente subito smentito da chi detiene il bastone del comando, che indica la presenza di illusorie “clausole di salvaguardia” nel canovaccio cucito con punti molto laschi.

Questa è la frase di Tria:

Con la manovra, ha spiegato, arriverà una «temporanea ridefinizione delle condizioni per il pensionamento, la creazione di finestre specifiche per consentire» al mercato del lavoro di «stare al passo con i processi tecnologici e di accelerare il rinnovamento» assumendo «nuove persone con nuovi profili»

Che, messa in questi termini, è un nonsenso. Significa forse che si fa un “esperimento” e poi si vede, magari chiudendo la finestra di uscita? Io penso che Tria, in precedenza, avesse ipotizzato la creazione di fondi settoriali o intersettoriali per le uscite con scivolo, analogamente a quello dei bancari, alimentati da contributi di imprese e lavoratori e con un aiuto dalla fiscalità generale, per gestire lo svecchiamento degli organici aziendali. Dopo essersi visto sparare in faccia un bel no, ha abbozzato ma cercando di mantenere lo spirito di “rassicurazione”, non è chiaro a chi e come, e quindi ieri ha fatto la sintesi, inseguendo i suoi sogni.

Ma ieri Tria è anche incorso in un infortunio ben più serio, ma solo per chi mastica un minimo di economia, cioè per pochissime persone. Il ministro ha detto che nel 2017 il deficit era al 2,4% con una crescita di 1,6%, quindi non ci sarebbe nulla di male a fare nel 2019 un deficit del 2,4% con crescita di 1,5%. Il problema è che nel 2017 l’output gap era del 2,3% contro 1,2% stimato per il 2019. Se un economista arriva a dire cose del genere, scordandosi le basi della sua conoscenza, significa che la situazione è molto grave, a livello personale e politico. Quello che realmente il ministro ha detto è che non ci sono soldi. Punto. E tuttavia, anziché dimettersi in segno di dissenso contro questa condotta avventurista, egli ritiene di proseguire a prestare il proprio volto e la propria firma, come copertura. Ma è ormai la più trasparente delle foglie di fico.

Ma ben altro è stato sentito nel corso della giornata. Ad esempio, il ministro Paolo Savona che ha detto che “se ci sfugge lo spread, la manovra deve cambiare”. Che non è chiaro che voglia dire, esattamente, ma somiglia molto alla posizione di chi vorrebbe rendere obbligatorie le vaccinazioni durante un’epidemia. Quello è l’humus culturale da cui questa maggioranza si alimenta, evidentemente.

Ma la presa di posizione più interessante della giornata è venuta da Matteo Salvini. Il quale, memore dell’antica vulgata degli “italiani ricchi ben oltre lo stock di debito”, che certo non è nata oggi ma risale a molti anni ed altrettanti governi addietro, ieri ha detto, rispondendo a chi gli chiedeva che farà se lo spread continuerà a salire:

«La forza dell’Italia, che nessun altro degli amici seduti al tavolo oggi ha, né i francesi, né gli spagnoli, è un risparmio privato che non ha eguali al mondo. Per il momento è silenzioso e viene investito in titoli stranieri. Io sono convinto che gli italiani siano pronti a darci una mano» (Ansa, 9 ottobre 2018)

Questa del risparmio “silenzioso” ci mancava, in effetti, mentre il risparmio anti-patriottico è tema antico. Analizziamo la frase. Che intende dire, Salvini? Pensa ad una forma di repressione finanziaria che imponga di investire nel debito pubblico italiano, che ovviamente potrebbe realizzarsi solo con controlli sui capitali? Oppure, più blandamente, è stato convinto da qualcuno a comprarsi la fontana di Trevi dei Cir, i conti di risparmio individuali, che sono in gestazione come canale di finanziamento ad investimenti pubblici infrastrutturali, e che in questa forma sarebbero fortemente illiquidi e di certo non fungibili coi Btp?

L’impressione è che la strada che Salvini (e non solo lui) ha in mente sia la prima. Obbligo di investimento in debito italiano. Ovviamente, ove mai si arrivasse a questo punto, avremmo l’immediata evaporazione degli investimenti esteri in Italia, partendo da quelli di portafoglio e proseguendo con quelli diretti. Quindi, il consiglio non richiesto che mi sentirei di dare è Salvini è di non fare affidamento su questa meravigliosa idea. Naturalmente, la ricchezza privata degli italiani resta in essere, pur se minata dalla pesante illiquidità dell’immobiliare, per giunta nel paese più vecchio del mondo. Ma possiamo dire che c’è sempre dietro l’angolo una bella patrimoniale “a botta secca”, per rimettere in sesto per l’ennesima volta i nostri conti, dopo che queste cavallette saranno state riconsegnate al cestino della spazzatura della storia.

Nel frattempo, prosegue il rosario di esponenti di governo e maggioranza che esigono, supplicano, pretendono, minacciano, suggeriscono alla Bce di tornare a comprare titoli di stato italiani. Anzi, non alla Bce ma direttamente a Mario Draghi. Il quale, come noto, si alza il mattino e fa quel c. che gli pare, col governing council della Bce che gli viene dietro docile dopo avergli portato caffè e giornali. Anche qui, siamo in dubbio: prevale la crassa ignoranza o il tentativo di blackmail all’Europa? Nel caso si trattasse della seconda ipotesi urge segnalare che, prima che le banche francesi e tedesche entrino in sofferenza sulle loro posizioni in Btp, l’Italia sarà già ridotta un cumulo di macerie fumanti. Perché, come ha scritto Lucio Di Gaetano, il governo italiano pro tempore non ha vere leve per ricattare l’Europa ma tiene in ostaggio sessanta milioni di propri connazionali, ed i loro risparmi.

Per concludere, uno sguardo alle aziende controllate pubbliche. Oggi a Chigi riunione della “cabina di regia” sugli investimenti, dove i capi azienda verranno opportunamente “sensibilizzati” sulla necessità di spesare nel 2019 il grosso dei loro budget pluriennali, come da suggerimenti di Savona. Di fronte alle resistenze o anche solo al tentativo di fare riflettere sulla assurdità di una simile impostazione, il governo minaccerà epurazioni dei vertici aziendali, che verranno invitati a farsi un partito e prendere i voti, non in senso religioso. Il passo successivo sarà quello di trovare capi azienda che entusiasticamente si indebitino per pagare un maxi dividendo al Tesoro o alla CDP. Giusto per perdere il rating di investment grade prima della Repubblica. Poi non dite che non ve l’avevo detto, ma i nostri eroi sono davvero terribilmente prevedibili.

Aggiornamento – Tutti convocati:

 

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