Tanto tuonò che piovve: anche l’antico (di usi e cultura) gentiluomo liberale e presidente del sindacato dei banchieri italiani ha gettato la spugna ed il cuore oltre l’ostacolo. In nome del popolo stressato e contribuente, e dopo pressanti richieste provenienti dalla politica, anche Antonio Patuelli chiede di conoscere i nomi dei primi cento debitori insolventi di MPS, oltre che delle quattro banche risolte e di qualsiasi altra banca che finirà assistita da denaro pubblico. Basta privacy, dice Patuelli, è ora di sapere. Vaste programme, che tuttavia finisce da subito ad impantanarsi in difficoltà e contraddizioni.
Pomicino, Unicredit e la maledizione dell’Articolo Quinto
Ieri, sul Fatto, è apparsa una letterina dell’ex ministro andreottiano del Bilancio, Paolo Cirino Pomicino, che mette in guardia sui “rischi” di un complottone francese che avrebbe il proprio pivot (per restare linguisticamente in tema) in Unicredit e nella sua maxi ricapitalizzazione. Ah, il cospirazionismo, genere letterario preferito dai nostri connazionali e dal loro ingravescente vittimismo. Eppure, basterebbe guardare quelle inquietanti creature chiamate numeri, i veri mostri che danno la caccia agli italiani ed alla loro classe dirigente.
Cosa potreste esservi perso durante le feste
- La Vigilanza Bce chiede a MPS più capitale rispetto al cosiddetto “piano privato”: tanto bastò per scatenare un’ondata di fremente e sdegnato patriottismo, dove la nostra stampa riesce al solito a dare il peggio di sé;
- Perché, comunque la si giri, sia bail-in o bail-out, è complotto contro l’Italia;
- Ma ci sarà qualcuno che dal salvataggio MPS farà bingo? Forse sì, quindi attenzione ai dettagli;
- Nel frattempo, il marketing politico si rifugia nell’ultimo paradiso artificiale comparso sulla scena italiana;
- Fare i top manager col portafoglio dei consumatori? Fatto, in Italia;
- Come ti sistemo il paese, mentre qualche liberale alla vaccinara farfuglia di “politica industriale”;
- Ad abundantiam: i voucher sono la risposta adattiva del mercato del lavoro all’onerosità del sistema;
- Cose che forse non sapete: si può lavorare gratis per la pubblica amministrazione italiana. Con tutti i rischi per la trasparenza che ne conseguono;
- Nuovi candidati alle borse di studio della Fondazione Einaudi. O forse quella borsa di studio serviva a Renzi;
- Chi è un nostalgico? Uno che crede che il nastro del tempo possa essere riavvolto. Ad esempio, la confusa Marine Le Pen;
- Segnalazione speciale (ricorrente) ad uso di giornalisti ed aspiranti fact checkers: quanto ha speso (realmente) la Germania per aiutare le proprie banche?
Le Pen, torna l’Ecu e non ho niente da mettermi
In attesa della presentazione, pare a inizio febbraio, del suo programma elettorale, la candidata del Front National alla presidenza della Repubblica francese, Marine Le Pen, ha rilasciato uno spiffero della sua visione sul futuro della moneta unica europea. Solo pochi secondi in un’intervista radiotelevisiva di quasi 25 minuti, centrata su ben altro, ma sufficienti a scatenare curiosità ed interrogativi dei commentatori di tutto il mondo.
Lavoro non retribuito nella PA e rischio corruzione: unire i puntini
di Vitalba Azzollini
Egregio Titolare,
in questi giorni si parla di “lavoro” per lo più in ragione dei dati sull’andamento dell’occupazione, dei profili attinenti all’eventuale prossimo referendum, di recenti licenziamenti. A fronte di argomenti di tale importanza, quello che le segnalo sullo stesso tema potrà apparirle irrilevante. Tuttavia, come lei sa bene, chi non si abitua alla disinvoltura con cui il legislatore nazionale opera in maniera poco rispettosa del contesto normativo esistente, non riesce neanche ad astenersi dal rimarcare talune palesi incongruenze.
MPS, il diavolo convertito nei dettagli
Non è ancora chiarissimo se il salvataggio di MPS sarà un vero burden sharing, a cui cioè partecipano i risparmiatori-investitori, o più propriamente un bail-out travestito da burden sharing, in cui cioè il conto arriva ai contribuenti. Col trascorrere dei giorni la perplessità cresce, soprattutto riguardo alla scelta del governo italiano di voler evitare ad ogni costo ed in radice ogni ipotesi di contenzioso con i privati. Ma questo approccio induce altri rischi: ad esempio quello di fare un vero e proprio regalo a quanti, inclusi privati, nei giorni scorsi hanno comprato subordinati MPS a prezzo di saldo, sfruttando il panico dei venditori.
Calano i volumi? Poste aumenta le tariffe
di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano
Dal prossimo 10 gennaio l’invio di una raccomandata per l’Italia, fino a 20 grammi di peso, aumenterà da 4,50 a 5 euro. Aumenteranno anche le tariffe per atti giudiziari, di cui Poste manterrà l’esclusiva sino al prossimo 10 giugno: per invii fino a 20 grammi si passerà da 6,60 a 6,80 euro. Pare dunque esservi una singolare inflazione, nei servizi postali italiani, anche se fortunatamente l’equivalente online dei servizi di recapito di corrispondenza costa meno rispetto a quello tradizionale. Circostanza per nulla scontata in un paese come il nostro, dove la tecnologia porta con sé strani sovrapprezzi.
I più letti nel 2016 su Phastidio
- Il miracoloso orto di Dibba;
- Fuggite con la Cassa. Per difendervi;
- Breve storia triste di un paese votato a colonizzazione e declino;
- Il miracolo all’italiana;
- Banche, attenti a quello che desiderate;
- Tra rating, pantofole e sprid;
- Per concludere la sofferente farsa italiana;
- Fatevi un favore;
- Brexit, e ora?
- I tossici della narrazione;
Ed una segnalazione-reminder agli articoli realizzati finora per testate giornalistiche.