Il settimanale – 6/2/2016

Il governatore della Banca d’Italia mette a nudo per l’ennesima volta che questo paese ha legislatori che non sanno di che parlano, soprattutto quando escono dai patri confini; Intanto, il patriota Renzi incrocia le corna con la Commissione Ue, per evitare di essere travolto dal suo pericoloso gioco d’azzardo; A colpi di zerovirgola, il fondale di cartapesta renziano scricchiola sinistramente; … Leggi

Gotti Tedeschi ed il controcomplotto amerikano

Oggi, sul Giornale, oltre ad una meravigliosa prima pagina in cui si salta a piè pari nella tesi complottista da scarsa dimestichezza con la lingua inglese, di cui si diceva ieri (del resto, Renato Brunetta è editorialista di punta, ed anche di tacco, del foglio sallustiano), c’è una non meno stimolante intervista ad Ettore Gotti Tedeschi dove l’ex capo dello Ior si mette agilmente in scia al mood complottista in cui gli italiani tanto amano sguazzare.

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Attenzione, cospirazione

Iniziamo con una doverosa difesa, non d’ufficio: quella del lavoro dei giornalisti dell’Ansa. Che sono pochi e massacrati dalla crisi aziendale e dai contratti di solidarietà. Ed accade quindi che la qualità del loro lavoro ne risenta, a volte pesantemente. Ad esempio, non hanno più un giornalista fisso a Francoforte; capita poi che la persona che segue la Bce stesse facendo altro, perché la solidarietà è coperta assai corta assente perché (appunto) in solidarietà. E che accade, quindi? Accade che chi copre l’ultimo discorso di Mario Draghi traduca alla lettera, cioè malissimo, una sua espressione.

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Le previsioni d’inverno del nostro scontento

Le cosiddette “Previsioni d’inverno” della Commissione europea certificano quello che è sotto gli occhi di chiunque: l’Eurozona cresce per effetto di elementi di stimolo eccezionale ma i fattori di incertezza del contesto globale (Cina e mercati emergenti, tassi americani, andamento del prezzo del greggio) si addensano in modo preoccupante all’orizzonte. Per l’Italia, la traiettoria di crescita piega lievemente ma di quanto basta per squilibrare i conti del 2016. Ma soprattutto, la previsione a legislazione invariata proietta l’ombra sinistra delle clausole di salvaguardia che il nostro premier ha messo attorno al collo del paese.

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Renzi, buttarla in caciara rinvia la resa dei conti

Tra strepiti patriottici e minacce di far saltare un improbabile banco europeo, Matteo Renzi prosegue nel suo “negoziato” con la Commissione Ue. Un’osservazione cinica della vicenda mette a nudo la realtà: e cioè che il nostro premier, in via preponderante, si è messo da solo in un angolo, con una politica fiscale spregiudicata ed una avversione alla realtà che è caratteristica delle cosiddette classi dirigenti di questo paese. Ora la via si è fatta molto stretta e rischia di diventarlo ancora di più, in caso di rallentamento economico globale.

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Federal Reserve, l’oracolo muto che non rassicura i mercati globali

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La riunione della Federal Reserve del 27 gennaio è terminata con un comunicato in cui, in modo piuttosto anomalo rispetto alla prassi, non sono state fornite valutazioni sui rischi di scenario, cioè sulla direzione verso cui la Banca centrale Usa vede evolvere la congiuntura nel breve periodo. Questa circostanza ha aumentato l’incertezza sui mercati finanziari, che da inizio anno sono sottoposti a un martellamento ribassista che ha spinto alcuni osservatori a preconizzare una imminente deriva recessiva globale.

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Il mio Paese è differente. Quello è il dramma

Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ieri ha tenuto a ribadire alcuni punti circa le nuove norme sui salvataggi bancari e sulla situazione patrimoniale delle banche italiane. Che tale posizione di Visco sia finalizzata soprattutto a difendere la sua istituzione dalle critiche per la gestione della risoluzione delle quattro banche commissariate, oltre che per l’intera storia dell’attività di vigilanza, rileva poco e punto. Quel che rileva maledettamente sono l’inaffidabilità internazionale e la cacofonia istituzionale che questo paese tende a produrre in quantità industriali.

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